Fumus persecutionis a Mandela contro la minoranza in odor di decadenza e danno erariale

Mandela (Roma). Sta suscitando molta attenzione negli ambienti della Prefettura la vicenda del Comune di Mandela, che sic et simpliciter ha portato all’ordine del giorno il procedimento di decadenza dalla carica del consigliere di minoranza Giovanni Scarabotti  candidato sindaco non eletto della lista Insieme x Mandela nelle elezioni dello scorso anno. Scarabotti non è stato rieletto al suo secondo mandato per pochissimi voti, e a quanto pare la sua azione di minoranza non è proprio gradita alla maggioranza di governo. Il consigliere venne beccato dal vicesindaco il 23 dicembre dello scorso anno mentre affiggeva manifesti della sua lista che contrastavano, ovviamente, alcune iniziative della maggioranza. Stando a quanto emerge dagli atti, la lista pagò la tassa di affissione ma nessuno volle attaccare quei manifesti, cosicchè Scarabotti decise di farlo motu proprio, ossia da solo. Il vice sindaco quindi ebbe contestare tali manifesti, a suo dire non autorizzati, tanto che poi vennero oscurati nel pomeriggio. Il Sindaco allora fece arrivare al consigliere di minoranza una ordinanza-ingiunzione nella quale “sanzionava” l’amministratore comminando una multa di 65 euro. Per Scarabotti, che avrebbe potuto pagare la multa sic et simpliciter, dunque la questione diventò di principio, ed ha presentato contro questa ingiunzione un ricorso al Giudice di Pace di Tivoli che ha fissato per il prossimo 21 novembre 2017 l’udienza dibattimentale. Ma nelle more, l’amministrazione in carica non ne vuol sapere di Scarabotti, e così il ricorso è stato preso come “fonte di contenzioso” e quindi secondo loro il consigliere essendo in lite con il comune non può continuare a ricoprire la sua carica amministrativa. Tutto mentre ancora non si sà se abbia ragione. Il fatto potrebbe creare un precedente pericoloso, in quanto il danno di immagine, morale dello Scarabotti potrebbe essere fatto valere all’indomani della proclamazione di decadenza. Il Consiglio Comunale è stato fissato per lunedi 31 luglio alle ore 11.00, ed il terzo punto porta in discussione proprio questo argomento. Inoltre a carico del consigliere è stato emesso un altro provvedimento, in cui vengono richieste somme relative all’indennità di carica percepita durante la carica di Sindaco. Secondo i nuovi amministratori, infatti, l’ufficio ragioneria avrebbe erogato troppo e quindi ora vengono chiesti indietro ben 12 mila euro. L’indennità di carica viene corrisposta su base di determinazione del servizio ragioneria, non era nel potere del sindaco autostabilirsi l’indennità. Secondo la attuale interpretazione Scarabotti non era nella condizione di libero professionista ma di dipendente pubblico e quindi avrebbe dovuto percepire il 50% relativamente alle tariffe di legge. Ma Scarabotti non era dipendente pubblico, motivo per cui l’ufficio dalla data di elezione  (2011) e fino al termine del mandato (2016( ebbe a corrispondere le somme spettanti come autonomamente determinate. Se pur vi fosse errore nel calcolo, dunque perchè prendersela così tanto con il consigliere Scarabotti e non bacchettare l’ufficio colpevole dell’eventuale errore e danno erariale? Vedremo come andrà a finire.