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Home » Attualità, Regione Lazio

Lazio, sì a sperimentazione angioplastica per malati SLA

Scritto da Redazione on mercoledì, 14 luglio 2010No Comment

Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mario Abbruzzese, ha approvato all’unanimità la mozione presentata dai consiglieri del gruppo “ La Destra” – Francesco Storace e Roberto Buonasorte – che impegna la Giunta a elaborare un protocollo per la sperimentazione del trattamento di angioplastica dilatativa per i malati di sclerosi multipla (Sla) affetti da insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi).
Questo trattamento, sperimentato per la prima volta dal chirurgo vascolare Paolo Zamboni per cercare di alleviare le sofferenze della moglie affetta da sclerosi multipla, mira a rimuovere gli accumuli di ferro sulle pareti delle vene del collo, che bloccano il normale percorso del sangue dal cervello al cuore.
“L’intervento per ripristinare il flusso sanguigno nei malati di Sla – ha spiegato Buonasorte – è un intervento di angioplastica dilatativa da eseguirsi in regime di day hospital e finora ha determinato una migliore qualità della vita nei pazienti. Tuttavia è necessario che tale intervento venga eseguito in regime di convenzione anche nella nostra regione, dal momento che chi è colpito da sclerosi multipla già normalmente è costretto a curarsi con farmaci costosissimi”.
La mozione ha ricevuto consensi anche tra i banchi dell’opposizione.
In particolare, per la “Lista Bonino-Pannella”, è intervenuto il consigliere Rocco Berardo, per il quale “impegnarsi per introdurre questa sperimentazione anche nel Lazio significa evitare il cosiddetto ‘turismo della salute’, in base al quale la già disagiata categoria di malati gravi è costretta a recarsi in altre regioni o all’estero per provare delle cure non disponibili nel proprio territorio di residenza”.
Il trattamento proposto dal professor Zamboni è infatti già praticata in Bulgaria, Francia, Germania, Giordania, India, Irlanda del Nord, Kuwait, Polonia, Serbia e Usa.
Le Regioni Sicilia e Puglia, nei mesi scorsi, hanno avviato dei percorsi per favorire la sperimentazione in Italia di questa cura.

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