Roma. I diritti non sono in appalto, perché gli appalti sono il nostro lavoro: con questi temi si è svolto nella capitale, presso il centro congressi Frentani, il convegno nazionale organizzato da Fillea e Cigl in concomitanza con la giornata di mobilitazione generale “Giù le mani dai cantieri” in 40 città italiane, a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sindacale in materia di garanzia dei trattamenti dei lavoratori impiegati negli appalti privati e pubblici, contrasto alle pratiche di concorrenza sleale tra le imprese, tutela dell’occupazione nei cambi di appalto. Particolare attenzione, nel corso del convegno è stata rivolta al consolidamento ed all’estensione della clausola sociale riferita al mantenimento del posto di lavoro in caso di cambio di appalto: appare, infatti, legittimo preservare e mantenere il posto al singolo lavoratore anche laddove cambi la titolarità dell’appalto. Presenti al convegno di Roma i rappresentanti delle testate giornalistiche ed uffici stampa, cronisti freelance, emittenti televisive e radiofoniche, in quanto l’evento riconosceva crediti formativi per i giornalisti. Presente anche l’Associazione Nazionale ANDDOS, operativa in Italia contro le discriminazioni, con 126.000 associati. Ad aprire il convegno una proiezione di Sky con una inchiesta giornalistica condotta da Sarah Varetto, denominata “Le Mani sul Paese” che ha messo in evidenza gli scandali italiani legati alla gestione degli appalti, con un reportage speciale sulla recente vicenda di Mafia Capitale. A seguire il saluto di Fulvio Fammoni, presidente Associazione Bruno Trentin, e di Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale Fillea Cigl. Il direttore di Articolo1, Altero Frigerio, ha condotto e moderato gli interventi dei relatori. Tra i più attesi c’era l’ex magistrato Giuseppe Ayala, componente del pool antimafia di Palermo e pubblico ministero al primo maxiprocesso di (nella foto) l'ex magistrato Giuseppe AyalaPalermo a carico di 475 imputati per mafia tra cui Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, che tra gli applausi della platea ha troppe coincidenze: mafia, politica, apparati deviati, giustizia: relazioni pericolose e occasioni perdute”, il consigliere di cassazione ebbe modo di rimarcare tutte le problematiche ed i pericolosi intrecci di potere che hanno sempre attanagliato il nostro Paese. “Sicuramente dal ’92 ad oggi – ha commentato Ayala – molto è stato fatto nella lotta contro la mafia rispetto agli anni precedenti le stragi, ma mi ritengo una persona che non si può e non si deve accontentare: aggiungo, quindi, che si possono conseguire obiettivi ancora più importanti e decisivi, senza assolutamente mai abbassare la guardia, lo Stato non si può mai fermare.. Non parlerei di vecchia e nuova mafia: è solamente cambiata nel tempo perché si è adattata ai cambiamenti dell’economia e della società odierna. Bisogna allora formare le nuove generazioni alla cultura della legalità, perché la mafia non è una scelta ideologica: è un circuito perverso nell’ambizione al denaro ed al potere. La mafia lucra enormi capitali, tutti di illecita provenienza. Non è solo una organizzazione criminale, ma è soprattutto una struttura di potere che siede ai tavoli dove si decidono le cose, nelle cosiddette stanze dei bottoni, con una capacità quindi di penetrazione ramificata all’interno delle istituzioni che la rende estremamente pericolosa”. Nel suo intervento Giuseppe Ayala ha rimarcato l’importanza dei contenuti della proposta di legge di iniziativa popolare della Cigl sui quali le Camere sono chiamate a dare risposte. Sul palco dei relatori si sono poi succeduti Stefano Clerici, direttore dell’Osservatorio “I costi del non fare” sul tema delle opere incompiute e del gap infrastrutturale italiano, Walter Schiavella, segretario generale nazionale Fillea Cigl, sul tema della tutela dei diritti e della regolarità del lavoro negli appalti in edilizia. Le conclusioni e le attese riflessioni finali sul convegno sono state di Franco Martini, segretario nazionale Cigl.