Roma. “Chi ha ucciso mio figlio deve pagarla, deve fare i conti con me. Sono pronto a mettere un premio di 100mila euro a aiuterà a catturare i killer”. E’ disperato il padre di Pietro Pace, il 40enne ucciso ieri in un agguato a Roma. L’uomo, rientrato dalle vacanze, è sotto choc. La vittima aveva telefonato alla madre un’ora prima di morire: “Alle 20.30 Pietro ha telefonato a mia moglie – ricorda l’uomo – Era tranquillo, le ha detto che aveva appena finito di lavorare”.

“Sembra un incubo, ancora non riusciamo a credere che possa essere stato ucciso in quel modo atroce. Era un ragazzo tranquillo, padre di una bimba di appena 8 anni”. A parlare è Franca, una vicina di casa di Pietro Pace, un 40enne morto in un agguato alla periferia di Roma che abitava in un palazzo del quartiere Anagnina, non distante dal luogo in cui è stato ucciso “Abitava qui al secondo piano da alcuni anni – ha proseguito la donna – prima con la compagna e la figlia, poi dopo la separazione era rimasto da solo. Con la sorella in passato avevano un banco di tessuti e recenteAgguato a Roma: vittima è 40/enne incensuratomente aveva iniziato a lavorare per l’Ama”. I condomini della palazzina sono ancora sotto choc. “C’è stato un via vai della polizia che ha anche effettuato una perquisizione – racconta un residente che abita sul pianerottolo di Pace – non so se fosse finito in brutti giri. Io non mi sono mai accorto di nulla anche se qualcuno mi ha detto che ogni tanto aveva notato dei brutti ceffi entrare nel palazzo”. E c’è chi ricorda di averlo visto per l’ultima volta appena un paio di giorni fa. “Domenica sera aveva organizzata una braciolata con gli amici in mansarda – ricorda una ragazza – l’ho sentito ridere e scherzare. Non riesco a credere che sia morto così”.

“Conosco Pietro e la sua gemella Lucia da una vita, giocavamo assieme quando eravamo dei bambini.
Questa notizia mi ha sconvolto, ancora non riesco a crederci”. A parlare è un amico di Pietro Pace, l’uomo di quarant’anni freddato ieri sera alla periferia di Roma con alcuni colpi di pistola. “Ci incontravamo spesso nel garage del palazzo quando rientravamo da lavoro – ricorda l’uomo – l’ultima volta che l’ho visto era tranquillo come al solito”. L’uomo però non nasconde di aver notato negli ultimi tempi dei movimenti ‘strani’ all’interno della palazzina in zona Anagnina, a poche centinaia di metri dal luogo dell’agguato.
“Ho visto spesso brutte facce entrare e uscire dal suo appartamento – prosegue – magari era finito in qualche brutto giro, forse legato agli ambienti dello spaccio. Ma sono solo ipotesi perché lui negli anni è sempre rimasto un bravo ragazzo che ho conosciuto tanto tempo fa”.

E’ Pietro Pace, un 40enne incensurato residente in zona, la vittima dell’agguato alla periferia di Roma. L’uomo era a bordo della sua auto in via Gasperina, in zona Anagnina, quando è stato avvicinato dai due killer in moto che l’hanno ucciso con diversi colpi di pistola. E’ stato trovato riverso sul volante della macchina, che è stata posta sotto sequestro. Sulla vicenda indaga la Squadra Mobile di Roma. Tra le ipotesi un regolamento di conti o una vendetta. Un agguato in piena regola alla periferia sud-est della Capitale. Due uomini a bordo di una moto hanno affiancato l’auto della vittima e hanno aperto il fuoco. Almeno sei i colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata contro l’uomo che si trovava in una Volkswagen Golf nera. Tre proiettili lo avrebbero raggiunto alla testa e ucciso. L’omicidio è avvenuto dopo le 21 in via Gasperina, in zona Anagnina. Una strada dove affacciano diversi palazzi, a poche centinaia di metri dall’Ikea. A dare l’allarme un residente. L’uomo è stato trovato accasciato all’interno della macchina, ferma sul ciglio della strada con i fari ancora accesi. Inutili i soccorsi, perché per lui non c’era più niente da fare. Sul posto sono intervenute le volanti della Questura di Roma, la polizia scientifica e gli investigatori della Squadra Mobile. Dalle modalità dell’esecuzione l’ipotesi più accreditata sembra essere quella di un regolamento di conti maturata in ambienti legati alla criminalità organizzata. Qualcuno avrebbe i due killer sulla moto dire qualcosa alla vittima che, dopo aver tentato di scappare in auto, sarebbe stata raggiunta dai colpi. Ancora da accertare se abbia sparato un’unica pistola o due. Elementi utili alle indagini potrebbero arrivare anche dalle immagini registrate delle telecamere di videosorveglianza degli esercizi commerciali della zona che potrebbero aver ripreso gli assassini durante la fuga.