Civita Castellana. Martedì scorso il sequestro dello stabilimento della Minerali industriali di Gallese dove continua l’analisi dei campioni di feldspato prelevati. “Non è questione di quantitativi. L’amianto nei materiali di lavorazione non ci deve stare. Punto”. Parla il dottore Alberto Quercia, responsabile del Servizio prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro (Spisll) della Asl di Viterbo. Nel comprensorio sale la preoccupazione, per le possibili conseguenze che l’allarme potrebbe provocare sui mercati che per i reali rischi corsi dai lavoratori. Le misure di sicurezza sono state elevate al massicavamo, le concentrazioni di amianto riscontrate nei campioni sarebbero sotto i valori massimi consentiti. Solo le controanalisi commissionate al Politecnico di Torino, il cui risultato è atteso per la prossima settimana, diranno però se questo allarme è stato giustificato o meno. Il feldspato “contaminato”, è stato estratto da una cava di Orune, in Sardegna, di proprietà di un’azienda controllata dalla stessa Minerali industriali, che però, a differenza dello stabilimento di Gallese non è stata sottoposta a sequestro ma continua ad operare regolarmente.