Roma. E’ allarme scabbia al campo nomadi di Castel Romano. Tutto ha inizio quando l’ospedale San Gallicano ha diagnostico nel giro di pochissimi giorni la malattia infettiva a sette persone tutte residenti nel campo nomadi di Castel Romano, uno dei grandi business della cupola romana di Carminati e Buzzi,Sgomberato il campo nomadi abusivo di via Salviati a Roma e ridotto in condizioni igienico sanitarie devastanti. A lanciare l’allarme è stato il servizio di Igiene e Sanità pubblica della Asl Roma C che ha subito scritto al sindaco e all’assessore alle politiche Sociali ma anche al prefetto e alla polizia municipale. I responsabili della Asl hanno avviato un’indagine epidemiologica e una volta verificati i risultati hanno subito avviato tutte le procedure per cercare di interrompere la catena di trasmissione della malattia. La situazione del villaggio di Castel Romano, che ospita quasi mille rom di cui la metà sono minori in età scolare che la mattina prendono il bus del Comune che li porta negli istituti della Capitale, non aiuta. Anzi. E la conferma arriva dal rapporto degli ispettori che hanno visitato il campo scortati dai vigili urbani. Una lista di disservizi, inefficienze, degrado da far venire i brividi. I residenti del campo, da quanto scrive la Asl, non hanno l’acqua potabile poichè l’erogazione sarebbe stata sospesa dal 18 settembre. Gli scarichi fognari non funzionano. All’interno del campo è presente una notevole quantità di rifiuti di diversa natura. Nell’area è massiccia la presenza di topi e branchi di cani randagi. E gli ispettori riferiscono anche di “un odore nauseabondo riferibile alla possibile presenza di materiale organico in decomposizione”. E pensare che proprio qui, qualche mese fa, sono stati trovati trenta finti-poveri: nomadi, con conti in banca da capogiro, che erano riusciti a impossessarsi lo stesso di alcuni degli alloggi-container realizzati dal Comune di Roma con una spesa di milioni di euro.