Caprarola. Professori universitari e docenti mobilitati per salvare le faggete attorno al lago di Vico. Secondo quanto disposto dal Comune di Caprarola gli alberi secolari dovranno essere tagliati. Gli universitari dicono no e lanciano un appello alle istituzioni. “Una delle più significative faggete vetuste della penisola rischia di essere irrimediabilmente alterata nei suoi valori ecologici, paesaggistici e scientifici dai tagli boschivi previsti dal Piano di Assestamento e Gestione Forestale (PGAF) del Comune di Caprarola, attualmente in corso di approvazione presso la Regione Lazio. Il PGAF in oggetto interessa boschi di grandissimo pregio naturalistico, tra cui nello specifico le faggete di Monte Venere e di Monte Fogliano, incluse in aree che rientrano in forme di tutela di scala regionale e sovranazionale: Riserva Naturale Regionale Lago di Vico, SIC IT6010023 “Monte Fogliano e Monte Venere”, ZPS IT6010057 “Lago di Vico – M. Venere – M. Fogliano”; tali faggete sono inoltre riconosciute come habitat di interesse comunitario prioritario (“Faggete degli Appennini con Taxus e/o Ilex – cod. 9210*), ai sensi della Direttiva Habitat, come sancito lago di vicodal Formulario Standard dei siti e confermato dal Piano di Gestione dei Siti Natura 2000 in oggetto, approvato dal Comune di Caprarola. Inoltre recenti ricerche condotte dall’Università di Roma Tre sulla faggeta del Monte Venere (definita come foresta secondaria vetusta da Ziaco et al., 2012a ), hanno messo in evidenza la presenza di significative popolazioni appartenenti a due specie di coleotteri forestali protetti dalla Direttiva Habitat: Osmoderma eremita (specie di interesse comunitario prioritaria) e Lucanus cervus (specie di interesse comunitario), la cui tutela non è compatibile con i piani di taglio attualmente previsti dal PGAF (per quanto riguarda il Monte Venere, su 17 particelle di faggeta solo 7 vengono destinate all’invecchiamento indefinito). Negli anni ‘70-’90 questi boschi sono stati oggetto di indennizzi per il mancato taglio selvicolturale poiché dichiarati di “notevole interesse vegetazionale e ritenuti meritevoli di conservazione”, ai sensi della L.R. n° 43 del 2/9/1974 che ne prevedeva il divieto di taglio. Ulteriore particolarità che rende fragili queste faggete è la quota straordinariamente bassa a cui vegetano, fino a 550 m s.l.m., vicino al loro limite ecologico altitudinale tanto da essere state definite “faggete depresse”; inoltre queste cenosi sono minacciate dai cambiamenti climatici in corso. In riferimento a quanto sopra esposto e richiamando al Principio di Precauzione di cui all’art. 174, paragrafo 2 del Trattato CE, chiediamo che in un ecosistema così delicato, unico e insostituibile, non vengano effettuati i tagli forestali previsti dal PGAF a carico delle faggete e di escludere in ogni caso dal taglio tutte le piante, di qualsiasi specie, con diametro superiore a 70 cm (misurato a 1,30 m dal terreno). Riteniamo inoltre che l’azione da intraprendere, scientificamente più rilevante e significativa, sia quella di prevedere un monitoraggio in continuo, riferito a tutte le componenti ecologico-forestali maggiormente rappresentative, al fine di assumere ulteriori informazioni utili per la gestione di queste foreste vetuste, come anche indicato nelle conclusioni di una recente pubblicazione scientifica, che si riportano in nota (Ziaco et al., 2012b )”.