Latina. Ieri mattina il personale della Polizia di Stato del Commissariato P.S. di Fondi, ha tratto in arresto cinque persone per i reati di usura ed estorsione in concorso. Per tre di loro è scattata la misura cautelare della custodia in carcere mentre per altri due è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. Tutti infatti risultano indagati per usura perché in concorso tra loro si facevano dare dalla varresto-poliziaittima, titolare di un centro scommesse di Fondi, interessi usurari in corrispettivo di prestazioni di denaro fornite a titolo di prestito e garantite da un assegno iniziale di 20.000euro. In particolare i cinque, fornivano alla vittima complessivamente circa 200.000 euro erogati in più soluzioni ciascuna dell’importo di 20.000 pattuendo la restituzione per capitale ed interessi di 29.000 euro per ogni dazione ed elargendo ulteriori prestiti di 9.000 e 6.000 per i quali venivano pattuiti i medesimi interessi usurari. Inoltre, tutti dovranno rispondere, di concorso in estorsione per le continue minacce, con appostamenti sotto l’abitazione e pressanti richieste di restituzione di denaro, minacciando di morte il figlio, mostrando loro una pistola che avrebbero usato per ucciderli, costringendo la vittima al pagamento dei debiti usurari. L’indagine prende il via dalla denuncia sporta dall’ex titolare di un centro scommesse fondano, che riferiva di essere stato vittima di usura e di reiterate minacce da una persona di Monte San Biagio da lui conosciuta in passato, solo col nome di battesimo, perché frequentante il proprio esercizio ed a cui nell’anno 2011, trovandosi in difficoltà economiche, aveva chiesto un prestito iniziale di 20.000 euro reiterato in altre occasioni diventando un “incubo economico”, da non poter più onorare date le esigue finanze della vittima per l’esorbitante importo lievitato negli anni fino a 360.000 euro attuando una vera e propria “strategia del terrore” tesa all’acquisizione illecita di beni immobili appartenenti anche ai familiari della vittima. Alcuni prestiti difatti non erano ancora stati onorati ed interamente estinti. Il denunciante, in uno stato di profonda ed evidente prostrazione psichica, riferiva inoltre che l’usuraio lo chiamava ripetutamente per ottenere il pagamento delle rate dicendogli più volte che, dato che i soldi non erano i suoi, per il recupero avrebbe interessato persone della malavita romana e napoletana ed era pronto a tutto con l’arma che deteneva in casa, ingenerandogli forte timore per l’incolumità sua e dei suoi familiari. Moglie e figlio venivano monitorati continuamente giungendo ad ipotizzare vergognosamente di far prostituire la moglie della vittima per “saldare” il residuo debito. Nei vari incontri infatti, opportunamente monitorati dalla polizia giudiziaria, eloquente è l’atteggiamento gravemente intimidatorio posto in essere dal principale indagato nei confronti della vittima che subisce oltre alle aggressioni verbali anche le minacce di morte a lui ed al suo nucleo familiare. Tanto che il commerciante decide di trasferirsi in altra abitazione sparendo dalla circolazione e non rispondendo più al telefono, scatenando l’ira dell’usuraio che si attiva freneticamente con gli altri indagati per rintracciarlo sul territorio. Al termine di tutte le attività info-investigative, il personale della Squadra di polizia giudiziaria coordinava ed eseguiva 5 ordinanze di cui sopra, con la collaborazione di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Campania” che hanno preso parte alle attività. Gli arrestati, dopo le formalità di rito, venivano associati presso la Casa Circondariale di Latina e nel caso dei due domiciliari, presso le rispettive abitazioni.