Latina. Dopo quasi due anni dalla scomparsa di Alessia Ventura, la quattordicenne uccisa da un pirata della strada, sono finalmente arrivate le decisioni del giudice Campoli nei confronti di Emanuele Fiorucci, colpevole del reato. L’uomo è stato infatti condannato 20140710_mammalessiaa sette anni e due mesi di reclusione, lo scorso 5 luglio, dal giudice per le udienze preliminari Matilde Campoli, quattro mesi in più di quelli richiesti dal pm Gregorio Capasso. L’uomo era stato difeso dall’avvocato Amleto Coronella. La sera del 2 settembre 2012 Fiorucci investì la ragazzina di 14 anni, passando con il rosso al semaforo di Latina Scalo, alla guida di un’auto rubata. Dopo pochi giorni, si persero le tracce dell’uomo, l’auto fu fatta sparire e Fiorucci continuò la sua vita a poche centinaia di metri dall’abitazione della ragazza. Grazie alla tenacia e all’abilità della Polizia e delle squadre investigative guidate Igino Pandolfi e il pm Gregorio Capasso, finalmente sono riusciti a rintracciare l’uomo. Fabrizio Colombo, complice nel furto dell’auto in questione, difeso dall’avvocato Giancarlo Vitielli, ha patteggiato la pena ed è stato condannato, dallo stesso giudice Campoli, a due anni di reclusione. Oggi, dopo due anni dalla scomparsa di Alessia, parla la mamma in un’intervista esclusiva al “Messaggero”. “Quella domenica Alessia ha sistemato per bene la sua camera, come se volesse lasciare tutto in ordine. Poi è andata via, non so perché quel giorno io l’ho guardata dalla finestra allontanarsi. Queste le prime parole di Simonetta Turrini, la mamma della quattordicenne scomparsa.  «Era una domenica tranquilla, Alessia mi ha chiesto se poteva venire a cena la sua amica Ilenia. Io le ho risposto di sì, che problema c’era? Abbiamo cenato, abbiamo scherzato, abbiamo ascoltato della musica.  Abbiamo riso. Soprattutto abbiamo riso insieme. Ridevamo spesso insieme. Poi sono andate via e io le ho osservate mentre si allontanavano dalla finestra. Ho pensato che Alessia stava diventando molto bella, non avrei mai immaginato che quel pensiero avrebbe accompagnato l’ultima immagine di mia figlia».

Giulia Antenucci