Roma. Sono moltissimi i quartieri romani che ormai non hanno più un cinema di riferimento. Si abbassano di continuo le saracinesche dei multisala per poi non riaprire più. È questa la drammatica situazione in cui riversa la Capitale in un periodo di profonda crisi che non lascia respirare nemmeno lo spettacolo. L’ultima è stata la chiusura del Nuovo Cinema Aquila al Pigneto, ma negli ultimi vent’anni sono 42 le sale cinematografiche lasciate al loro destino anche a causa della mancanza di un progetto politico. Alcuni di questi cinema erano di proprietà del Comune e della Regione, la maggior parte però di privati che non vedono ormaicinema conveniente gestire una sala cinematografica. Il risultato sono immobili dismessi da anni, occupati o lasciati morire nell’incuria e nell’indifferenza generale. L’assessorato alla Cultura ha il progetto di invertire la rotta e ha preparato un bando per la riapertura di almeno 25 sale cinematografiche tra quelle chiuse da tempo e senza un futuro. Gli ultimi dati sui fatturati delle imprese, che la cultura la fanno ogni giorno, però non fanno ben sperare; secondo la Confcommercio infatti il 54% delle aziende ha subito un peggioramento del fatturato negli ultimi tre anni e questo vale per cinema, teatri e imprese fino a 5 addetti. Un futuro che appare attualmente compromesso quello dello spettacolo e della cultura. Dopo la chiusura delle piccole librerie romane infatti, quello della chiusura di molti cinema appare come il lento tramonto della ricchezza culturale, ritrovo sociale e confronto di opinioni che lasciano spesso solo spazio a immensi ipermercati pieni di persone ma vuoti di contenuto. Giulia Di Giovanni