Roma. La vittoria dei partiti euroscettici e anti euro in Francia con il Front National che passa dal 6,3% del 2009 al 25% del 2014 e Gran Bretagna che vede affermarsi come primo partito L’Ukip di Nigel Farange con il 27,5% pone una forte ipoteca nei confronti dell’attuale politica europea.

MarineLo scacchiere europeo è spaccato in due da una parte la Francia che rivendica il riconoscimento dei diritti nazionali in Europa, alla quale fanno seguito Gran Bretagna, Danimarca, Grecia e Italia. Dall’altra la  politica nettamente opposta della Germania di Angela Merkel con la linea germano centrica del rigore e dell’austerity . In questo scenario l’Italia potrà essere l’ago della bilancia decisivo tra le due compagini. Dalle urne esce fuori un’Italia sicura di sè che da ampio consenso il 42% alla politica del cambiamento promossa dal “rottamatore” Matteo Renzi, un cambiamento che deve ancora produrre i suoi frutti reali nel Paese a dire il vero ma, nonostante questo, ha conquistato e convinto, non solo   l’elettorato di centro sinistra ma anche quello di centro ormai allo sbando per la mancanza di una proposta politica centrista convincente. Dalle urne esce fuori un’Italia in cui i partiti euroscettici e anti euro hanno raccolto ampi consensi come la Lega che si è affermata al 6.5 % e Fratelli d’Italia – An al 3.5% considerando che il primo è un partito territoriale e il secondo, Fratelli d’Italia- An , anche se non ha raggiunto la soglia di sbarramento del 4 %, in pochi mesi è riuscito ad aumentare di ben 3 punti percentuali i propri consensi senza avere nel proprio partito nè ministri nè assessori, nè sindaci attualmente in carica . Un dato oggettivo quello degli euroscettici in Italia che Renzi non può e non deve commettere l’errore di ignorare se vuole portare in Europa gli interessi del Paese e non quelli di partito. Dall’esito delle votazioni abbiamo un’ Italia fiduciosa nel cambiamento, che si è allontanata dal populismo grillino, sfiduciando la protesta senza proposta del Movimento 5 Stelle ma allo stesso tempo è un’Italia stanca dall’attuale politica europea e chiede cambiamento in Europa e lo fa in modo “moderato”, forse non troppo convincente ma non meno importante rispetto ai “fratelli d’oltralpe” e agli Inglesi che si sono affermati con decisione e, per ora, sono il carro trainante e simbolo di una nuova visione europea che vuole porre al centro gli Stati e gli interessi dei cittadini e non quelli delle corporazioni e delle lobby comunitarie. Le elezioni europee hanno dato un chiaro segnale e scossone politico a Bruxelles e alla Bce che devono necessariamente cogliere al più presto e mettere in conto se si vuole lavorare per un’Europa unita.

 di Giuseppe Testa

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