Roma. Un bambino su 5 tra quanti accedono agli ambulatori per problemi respiratori (tosse o broncospasmo) presenta problemi legati al fumo di sigaretta passivo. Il dato emerge dal Reparto di Broncopneumologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Un fenomeno, quello del tabagismo, che comporta seri rischi per la salute ad ogni età. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, a partire dal 1988, ha istituito la «Giornata mondiale senza tabacco» che si celebra in tutto il mondo il 31 maggio. Una serie di studi ha dimostrato la correlazione tra il fumo di sigaretta e numerose malattie respiratorie, cardiovascolari, digestive e del sistema riproduttivo. Tra queste: asma, bronchite cronica ostruttiva, infarto e angina del cuore, ictus oltre al tumore del polmone. Oltre al fumo attivo, anche quello passivo comporta dei rischi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono presenti circa 1,2 miliardi di fumatori adulti che producono fumo ambientale o di «seconda fumomano», come viene anche definito in Inghilterra, al quale circa la metà dei bambini è esposta. Studi eseguiti in Italia, hanno dimostrato che il 52% dei bambini nel secondo anno di vita è abitualmente esposto al fumo passivo. Il 38% degli esposti ha almeno un genitore che fuma in casa. Riguardo l’esposizione al fumo nelle famiglie italiane, invece, gli ultimi dati Istat disponibili riportano che il 49% dei neonati e dei bambini fino a 5 anni è figlio di almeno un genitore fumatore e il 12% ha entrambi i genitori fumatori. Circa un neonato su 5 ha una madre fumatrice. Per quel che riguarda il fumo attivo, sempre secondo Istat, l’inizio precoce (prima dei 14 anni) è più frequente tra gli uomini: il 6% di loro ha cominciato prima del quattordicesimo anno d’età, contro il 3,7% delle donne. Il fumo di sigaretta risulta essere dannoso per la salute del bambino in tutte le sue forme: attivo, passivo e di «terza mano».