Roma. Per ricordare la Shoah, nel mese della Giornata della Memoria, a Roma sono previste numerose iniziative per ricordare quanto accapigiama-a-righeduto in quegli anni. Nel luglio 1942 Hitler voleva procedere allo sterminio di massa degli ebrei e chiedeva aiuto per realizzare il suo progetto al governo collaborazionista di Vichy, così tredicimila uomini, donne e bambini venivano prelevati dalle loro case e trasportati nel Vélodromo d’Hiver. Siamo negli anni del Terzo Reich nel quale il termine Olocausto è definito come sacrificio in cui ciò che si immola viene arso. Questo riferimento però è stato trovato in seguito inappropriato poiché viene paragonato un genocidio ad un’offerta a Dio, perciò è stato sostituito con il termine Shoah, disastro. Si stima che durante la seconda guerra mondiale persero la vita sei milioni di ebrei. Le condizioni di degrado e distruzione dell’uomo, sono state riportate nel libro “Se questo è un uomo”, dello scrittore Primo Levi, deportato e sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz che venne liberato dall’Armata Rossa il 27 gennaio 1945. Numerosi film, ultimo tra i quali “La chiave di Sara”, hanno affrontato il tema dello sterminio giudaico, come “Il Pianista”, “Schindler’s List” e “La vita è bella”. Ognuno ha cercato di sensibilizzare le persone all’argomento, anche con parole forti e visioni crude, perché questo è l’unico modo per far comprendere in minima parte l’orrore che ha invaso i nostri paesi in quegli anni. In questo mese per la Giornata della Memoria, a Roma ci sono varie iniziative presso: Casa della memoria e della storia in via San Francesco di Sales 5, Trastevere, Roma; Radio 3 – Ascolta: Uomini e lager Primo Levi | Piero Terracina; Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi in via Michelangelo Caetani 32, Roma; Museo storico della liberazione in via Tasso, 145. “Quel che ora penso veramente è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso ‘sfida’ come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua ‘banalità’. Solo il bene è profondo e può essere radicale”. Hannah Arendt (1906-1975), “La banalità del male”. Giulia Di Giovanni

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