Roma. I gabbiani hanno invaso ormai da anni i cieli di Roma, soppiantando letteralmente gli innocui seppur sporchi piccioni. Ma negli ultimi mesi di Larus michahellis, i gabbiani reali mediterranei, in città se ne trovano ovunque, non solo lungo il “biondo” Tevere o nei pressi delle discariche, ma anche al centro, sui tetti delle case e in agguato davanti a bar e ristoranti. L’emergenza rifiuti a Roma ormai non fa più notizia, la fauna però, a causa dei cumuli di rifiuti, sta cambiando.  Da qualche mese a questa parte, infatti, Roma è stata invasa dai gabbiani che prima si vedevano solo nel litorale e in particolare a Malagrotta. Quando un gabbiano senza timore piomba col suo metro e quaranta di apertura alare e il grosso becco, capace di ghermire un neonato e d’imitare i suoi gemiti, non è che faccia poi tanta tenerezza. Sono esemplari molto belli a vedersi e addirittura specie protetta, ma sono sporchi e aggressivi. Il problema più grande è che questi enormi volatili hanno scelto la Capitale non più come luogo di passaggio, ma per nidificare in un habitat ideale come quello della nostra città, che per decenni ha assicurato il rifornimento di Malagrotta e che continua a offrire cibo dai cassonetti stracolmi di indifferenziata. «I gabbiani – spiega Bruno Cignini, zoologo e direttore del dipartimento Ambiente del Comune di Roma – si riproducono a ritmi esponenziali: da ogni coppia nascono almeno due piccoli, e ormai siamo a 50mila esemplari. Nel periodo della riproduzione, tra aprile e luglio, i gabbiani diventano violenti e attaccano le persone che si avvicinano per difendere le uova. Gli uccelli più piccoli, come i passeri e i pettirossi, stanno sparendo». Giulia Di Giovanni