Roma. Un profilo genetico di un bambino nato con la fecondazione assistita che non corrisponde né a quello del padre, né a quello della madre. E’ un caso di scambio di embrioni al Pertino di Roma, denunciato dai genitori che chiedono un risarcimento da un milione. Tutto chiaro quindi? Niente affatto. Dall’ospedale smentiscono il fatto e dal laboratorio di genetica parlano di date e documenti contraffatti.
Tutto inizia da una denuncia dei genitori che raccontano la loro storia ad Affaritaliani.it. “Mia moglie e io siamo stati vittima di un caso di scambio di embrioni all’ospedale Sandro Pertini di Roma, dall’amniocentesi risulta che il Dna della bimba che nascerà non è compatibile con quello di mia moglie. Io sono marchigiano”, racconta l’uomo, “sono funzionario delle Poste, ho vissuto anche a Napoli, ora abito a Roma. Con mia moglie per anni abbiamo cercato un figlio e a dicembre siamo andati al Pertini per un ciclo di fecondazione assistita. Mia moglie è rimasta incinta. Ma, dopo essersi sottoposta ad amniocentesi di controllo, abbiamo scoperto che il profilo genetico del feto non è compatibile né con quello materno né con quello paterno. Terremo la bambina, è nostra figlia. Forse le racconteremo la verità quando sarà grande».Segue richiesta danni di un milione di euro. La storia termina con un comunicato ufficiale dell’ospedale Sandro Pertini che afferma: è un falso, presenteremo denuncia per procurato allarme.embrioni fecondazione laboratorio Anche in questo caso segue richiesta di risarcimento danni. “Non risulta alcuno scambio di embrioni”, spiega il direttore generale Asl RmB, Vitaliano De Salazar, dopo il caso segnalato dall’associazione Agitalia, “L’ospedale – aggiunge – continuerà i suoi approfondimenti ed è pronto a rivalersi nelle sedi competenti nei confronti degli autori del procurato allarme”. Accuse ancora più gravi nei confronti dei genitori arrivano dal laboratorio. “I referti sono stati falsificati, i codici sono stati falsificati, così come la data di accettazione. Hanno scritto l’11 maggio, una domenica, quando noi non accettiamo nessuno”, spiega Paola Grammatico, direttrice del laboratorio di Genetica medica del San Camillo, “è tutto falso, se ne assumeranno la responsabilità – continua – è stato fatto un copia e incolla con un computer, prendendo informazioni e foto da un’altra persona e inserendo un nome e un codice identificativo diverso”. Insomma, una vera e propria bufala. La prova inconfutabile delle sue dichiarazioni, secondo la dottoressa, è nella seconda pagina del referto dove “sono state inserite due righe in cui si parla di incompatibilità genetica. Ma questa non è possibile ottenerla attraverso un’analisi dell’alfa-fetoproteina. Chi lo ha scritto non lo sapeva. È tutto falso”.