Roma. Una joint venture tra mafia, politica, pezzi di eversione di destra e criminalità. Una cupola nera che ha gestito gli affari romani per anni pilotando appalti, riciclando denaro che scotta, stringendo un patto scellerato con i clan emergenti, soprattutto quelli del litorale capitolino come i Fasciani, e con politici e burocrati spregiudicati. E, secondo la Procura di Roma, corrotti. Lo spaccato che emerge dall’operazione dei Ros “Terra di Mezzo” è quella di una Capitale della Mafia dove ogni affare veniva gestito dal malaffare. Dove quei 8722-800x600-500x375personaggi finiti nei libri e nei film, come il “Nero” Massimo Carminati, ex Nar ed ex Banda della Magliana, in realtà erano attivissimi e contemporanei. Ed è proprio lui, il mai domo Carminati, secondo i pm romani il vertice della holding del malaffare capitolino che da tempo inchieste e fatti di cronaca disegnano dipanando un filo nerissimo di nomi tutti un tempo gravitanti in ambienti di estrema destra: Gennaro Mokbel, ex militante nella gioventù nera romana e Marco Iannilli, commercialista, già coinvolti nella maxi truffa di 2,2 milioni di euro Fastweb-Telecom Italia Sparkle; Riccardo Mancini, ex ad di Ente Eur e fedelissimo dell’ex sindaco Alemanno, già coinvolto nell’inchiesta su una presunta tangente per la fornitura di bus per il corridoio Laurentina a Roma. E anche Franco Panzironi, ex ad di Ama, coinvolto nell’ormai famosa Parentopoli della municipalizzata romana. Prima di approdare nella maxi inchiesta che ieri ha portato in carcere 37 persone, di cui otto ai domiciliari, e collezionato almeno cento indagati, gli intrecci pericolosi tra clan emergenti, politica e affari tutti romani erano emersi di recente soprattutto dalle indagini su un delitto “per caso”, ovvero l’omicidio di Silvio Fanella, custode di un vero e proprio tesoro per conto della galassia nera romana. Fanella era il cassiere di Mokbel: un commando nel luglio scorso lo voleva prelevare dalla sua abitazione romana ma qualcosa andò storto e il tentativo di sequestro finì con la morte di Fanella. Per l’omicidio furono poi presi un ex Nar, Egidio Giuliani, e anche un ex militante di Casapound, Giovanni Battista Ceniti. E fu ritrovato anche il tesoro: 34 sacchetti con diamanti purissimi. I diamanti, secondo i magistrati, uno dei beni di lusso favoriti dal gruppo “nero” di Mokbel per riciclare i fiumi di denaro frutto di truffe e malaffare. Tra i 100 indagati nella maxi inchiesta su un intreccio tra mafia e politica a Roma compare anche il nome dell’assessore in Campidoglio alla Casa, Daniele Ozzimo (Pd), che si è dimesso. “Sono estraneo ai fatti ma per senso di responsabilità rimetto il mio mandato”, ha dichiarato Ozzimo. Il sindaco Ignazio Marino ha apprezzato “la decisione personale e il coraggio di Daniele Ozzimo che rassegnando le dimissioni ha messo in secondo piano se stesso. Siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura”. Stessa scia seguita dal presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti, indagato ugualmente nella maxi-inchiesta della Procura di Roma su un’organizzazione di stampo mafioso. Anche pur lui arrivano le dimissioni dall’incarico, “per correttezza verso la città e verso l’amministrazione comunale” dichiarandosi, tuttavia, “totalmente estraneo a quanto emerge in queste ore dalle indagini”. Coratti esprime “piena fiducia nel lavoro della magistratura” e si dice “certo che dalle inchieste emergerà la mia totale estraneità ai fatti contestati”.

Ma chi è Massimo Carminati “Il Nero”, vertice del sodalizio politica-mafia? Il quarto re di Roma, il ‘nero’ di Romanzo Criminale, il ‘guercio’ per via dell’occhio perso in seguito a una sparatoria con la Digos, l’ex Nar amico e compagno di scuola di Giusva Fioravanti, accusato di avere legami con la Banda della Magliana. E, ancora, accusato ma poi prosciolto dall’imputazione di essere uno dei sicari di Mino Pecorelli; indagato per essere l’ideatore del furto al caveau della Banca di Roma interno al Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio nel 1999 in cui, fra l’altro, venne rubata documentazione per ricattare i magistrati, e coinvolto nel 2012 nell’inchiesta sul calcioscomesse. Da quasi 40 anni le mani di Massimo Carminati sono sulla città di Roma. Ma dalla metà degli anni ’70 è riuscito quasi semcarminati1pre a farla franca nei processi, nonostante molti pentiti lo abbiano accusato di tanti omicidi e anche di avere avuto un ruolo con i servizi segreti nel presunto depistaggio delle indagini per la strage di Bologna. Pur essendo milanese di nascita, il 56enne ha sempre avuto un ruolo di primo piano nella storia parallela del malaffare della Capitale, ma soprattutto per gli inquirenti è sempre stato un mediatore ‘di rispetto’ tra mondi solo apparentemente lontani: i Nar e la Banda della Magliana; la mafia e la politica; o come nel calcio-scommesse con ‘soci’ con stretti collegamenti con esponenti della criminalità calabrese. Ed anche nell’inchiesta ‘Mafia Capitale’ il suo metodo è rimasto immutato. Nell’ ordinanza si legge che Carminati mutua il ruolo che aveva “all’interno del sistema criminale romano degli anni ’80, cioè quello di trait-union tra mondi apparentemente inconciliabili, quello del crimine, quello della alta finanza, quello della politica”. Insomma per dirla con le sue parole, “io sono il Re di Roma”. Forte della sua esperienza e dei suoi rapporti Carminati ha messo in piedi una vera holding criminale che spaziava dalla corruzione, per aggiudicarsi appalti, all’estorsione, all’usura e al riciclaggio. Un capo che – secondo i magistrati – “avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo” poteva puntare ad una “condizione di assoggettamento e di omertà”. Per chi indaga, l’ex terrorista dei Nar sovrintendeva e coordinava tutte le attività dell’associazione, impartiva direttive agli altri e forniva loro schede dedicate per le comunicazioni riservate. L’attività di Carminati si spingeva anche nell’ individuare e “reclutare imprenditori” ai quali forniva protezione, manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali che operano su Roma “nonché con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti”. Ed è proprio Carminati a spiegare la sua filosofia di vita: “E’ la teoria del mondo di mezzo – dice in una intercettazione…dove tutto si incontra…tutto si mischia…perchè anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno…”. E lui nel mondo di mezzo sono quasi 40 anni che naviga tra inchieste, accuse, arresti.

Le intercettazioni della “Cupola romana”.  “E’ il re di Roma che viene qua, io entro dalla porta principale…”. Così parlava di sè Massimo Carminati, considerato il capo di ‘Mafia Capitale’, in un’intercettazione telefonica dei carabinieri del Ros contenuta nell’ordinanza di circa 1.200 pagine che descrive la cupola nera di affari e crimine da lui guidata. E ancora, per spiegare meglio il suo pensiero, a un interlocutore detta il manifesto programmatico della sua organizzazione: “nella strada tanto comandiamo sempre noi, nella strada tu c’avrai sempre bisogno”. Era il 14 dicembre 2012 e il ‘nero’, o ‘il cecato’, ex dei Nar e vicino alla Banda della Magliana, discuteva con Carlo Pucci – anche lui arrestato – lamentandosi dell’Ad di Eur Spa, Riccardo Mancini. Un loro uomo, secondo l’inchiesta, pure lui finito dentro. Per un mancato pagamento alle coop sociali di Salvatore Buzzi, braccio destro ‘imprenditoriale’ di Carminati, quest’ultimo diceva a Pucci di ricordare a Mancini che era “un sottoposto”. E aggiungeva: “Vede io che gli combino.. a me non mi rompesse il cazzo.. a me me chiudesse subito la pratica là”. E poi: “E’ il Re di Roma che viene qua, io vado … entro dalla porta principale”. In un’altra intercettazione Carminati diceva “passo le ‘stecche’ (la sua parte, a Mancini, ndr) per i lavori che fa, però l’altro giorno gli ho menato”. Il capo aveva rapporti con tutti i gruppi criminali della capitale. Con la camorra romana di Michele Senese, ad esempio. “So’ contento che è uscito Michelino”, diceva al suo braccio destro ‘militare’ Riccardo Brugia in una conversazione del gennaio 2013. E poi con il clan dei Casamonica, forte nella zona sud est, e con Ernesto Diotallevi, storico esponente della Banda della Magliana, con il quale Carminati progettava di costruire abitazioni a Riano, vicino a Roma. Luciano Casamonica avrebbe aiutato Buzzi a relazionarsi con la popolazione di un campo nomadi a Castel Romano, sulla via Pontina, per l’ampliamento del quale il gruppo criminale aveva ottenuto un appalto. Un ‘mediatore culturale’. “Conosco bene Luciano – dice Carminati -.. cento famiglie, uno più stronzo de n’altro, tu prendi sei e poi si spostano…”. Carminati si rapportava anche con la cosiddetta ‘Batteria diterra-di-mezzo-inchiesta-alemanno-770x395 Ponte Milvio’, un gruppo criminale secondo il Ros forte nella zona nord della capitale e guidato da Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, ex ultrà della Lazio, pregiudicato. ‘Mafia Capitale’ era di casa anche nel Campidoglio del sindaco Gianni Alemanno, secondo quanto emerso. Quando il gruppo vuole sbloccare un finanziamento a un imprenditore complice, Carminati chiama Antonio Lucarelli, capo della segreteria del sindaco, e quello scende le scale per dire “ho parlato con Massimo, tutto a posto domani vai..”. “Ahò, tutto a posto veramente! – commenta Buzzi -. C’hanno paura de lui c’hanno paura che cazzo devono fare qua…”. “Che te serve?”, diceva Carminati al telefono, riecheggiando le parole dell’imprenditore Gaetano Caltagirone negli anni ’70 all’andreottiano Franco Evangelisti. “Movimento terra, attacchinaggio manifesti? Te lo faccio io – aggiungeva Carminati -. Se vengo a sapere che te lo fa un altro è fastidioso…”. “Gli imprenditori devono essere nostri esecutori, devono lavorare per noi”, ancora Carminati a Buzzi. Lo stesso i politici, pagati per i loro servigi, secondo l’accusa. Come i 10 mila euro che sarebbero andati a Eugenio Patanè del Pd. Ma anche i manager, non solo Mancini. A Franco Panzironi, Ad di Ama, municipalizzata dei rifiuti – detto ‘Panza’ da Carminati, andavano 15 mila euro a settimana, secondo l’accusa. E quando da Alemanno si passa a Ignazio Marino, Carminati dice a Buzzi: “Bisogna vendere il ‘prodotto’. Come le puttane mettiti una minigonna e vai a battere con questi

Il “mondo di mezzo” di Mafia Capitale, tra vivi e morti.  E’ un “mondo di mezzo” quello dove opera “Mafia Capitale”, un luogo dove – scrivono i magistrati – “si compongono equilibri illeciti tra il ‘mondo di sopra’, fatto di colletti bianchi, imprenditoria e istituzioni, e il ‘mondo di sotto’, fatto di batterie di rapinatori, trafficanti di droga, gruppi che operano illecitamente con l’uso delle armi”. E’ lo stesso Massimo Carminati – il ‘pirata’, o il ‘cecato’, l’ex Nar considerato dagli inquirenti “uno dei più autorevoli e pericolosi esponenti” della nuova mafia romana – a spiegare in un colloquio intercettato il concetto, a descrivere il funzionamento dell’associazione e del suo ruolo di “cerniera – affermano i pm – tra il mondo della illegalità e quello della (apparente) legalità”. L’intercettazione (con Riccardo Brugia e Cristiano Guarnera, due degli indagati) risale al 12 dicembre 2012.

omissis

Carminati: è la teoria del mondo di mezzo compà. ….ci stanno.. come si dice.. i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo

Brugia: embhè.. certo..

Carminati: e allora….e allora vuol dire che ci sta un mondo.. un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici cazzo come è possibile che quello…

Guarnera: (incomprensibile)

Carminati: come è possibile che ne so che un domani io posso stare a cena con Berlusconi..

Brugia: certo… certo…

Carminati: cazzo è impossibile.. capito come idea?. . .è quella che il mondo di mezzo è quello invece dove tutto si incontra. . cioè.. hai capito?… allora le persone.. le persone di un certo tipo… di qualunque

Guarnera: (inc.)

Carminati: di qualunque cosa… .si incontrano tutti là. . .

Brugia:di qualunque ceto. .

Carminati: bravo…si incontrano tutti là no?.. tu stai lì…ma non per una questione di ceto… per una questione di merito, no? …allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno. .

Brugia: certo…

Carminati: questa è la cosa… e tutto si mischia

Brugia: e certo..