Roma. L’11 giugno 1984, moriva, dopo alcuni giorni di coma, il segretario generale dell’allora Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, nato a Sassari nel 1922. Sono passati trent’anni ma la memoria di questo uomo amato e rispettato dal “suo” popolo, schivo nei modi, pacato e concreto nel confronto politico, è rimasta viva ed attuale, non solo a sinistra. Enrico fu colpito da un ictus  durante un tragico comizio elettorale a Padova, mentre esortava con queste parole i suoi per la campagna elettorale: “compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda”. Ai suoi funerali parteciparono commosse circa un milione di persone, riempiendo all’inverosimile Piazza San Giovanni a Roma. Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica, si incaricò personalmente di trasportare la sua salma da Padova a Roma con l’aereo presidenziale: “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”. Durante i funerali si chinò davanti al feretro, baciandolo. Immagini viste e riviste, flash della memoria collettiva, che ancora oggi emozionano e fanno inumidire gli occhi a chi visse quella esperienza. Ma chi era Enrico Berlinguer, cosa lo rende, ancora oggi, così attuale? Forse basterebbe ricordare la sua (attualissima) campagna moralizzatrice contro l’abuso e l’occupazione dei partiti nella cosa pubblica; anche se, in effetti, è tutta la sua storia personale che parla di una passione civile e politica inesauribile. Da ricordare qualche tappa saliente del suo percorso politico: nel 1976 durante il Congresso generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica denunciò, in completa solitudine, l’esaurimento della “spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre” (quella che portò al potere i bolscevichi nella Russia del 1917), criticando il potere sovietico di allora, ma non rinnegando la necessità di quella rivoluzione; la politica del Compromesso Storico – sviluppata con alcuni articoli su “Rinascita” in seguito alla tragica esperienza del golpe cileno – che mirava ad un incontro fra i grandi partiti di massa (il PCI e la DC), permettendo così l’ingresso al Governo dei comunisti, che ne erano esclusi dal cosiddetto “fattore K”. Tragico epilogo di questo tentativo di sbloccare la democrazia italiana fu il sequestro e l’uccisione da parte delle Brigate Rosse dello statista democristiano Aldo Moro, che fu l’artefice di questa politica insieme ad Enrico Berlinguer. Negli anni in cui egli fu segretario il PCI raggiunse il suo massimo storico, il 34,4% nelle elezioni politiche del 1976 (pari a 12 milioni e seicentomila voti), senza però superare il suo storico avversario. Ironia della sorte, questo sorpasso avvenne dopo la sua morte, nelle elezioni europee del 1984, quelle per cui non si sottrasse al suo dovere di segretario, portando a termine grazie alla sua ferrea volontà il comizio di Padova, nonostante l’evidente malore che lo aveva colpito. Proprio per tutti questi ed altri meriti politici, l’11 giugno scorso è stata dedicata a Berlinguer una strada romana del X rione storico della Città Eterna, con il nome di “Largo Enrico Berlinguer”. Un evento che ha fatto emozionare molti, ha fatto ravvivare i ricordi di un uomo che è ancora nel cuore del popolo italiano. Giulia Di Giovanni