Roma. Non erano ancora le 17 quando l’ascensore della fermata della metro Furio Camillo si blocca con all’interno Francesca e il suo Marco di soli 5 anni. La donna suona immediatamente l’allarme. L’addetto Atac le parla attraverso l’interfono cercando di tranquillizzarla. L’uomo ha subitoRIAPERTA STAZIONE METRO A ROMA, POLVERE NON ERA NOCIVA chiesto l’intervento degli operai della Koinè, responsabile della manutenzione, ma i tecnici tardano ad arrivare mentre la temperatura dentro l’ascensore continua ad aumentare. Francesca Giudice continuava ad aspettare e a chiedere quando avrebbero tirato fuori da quella scatola infuocata lei e il suo bambino. Dall’altra parte, la voce di quell’uomo la rassicurava, le dava consigli attraverso l’interfono, così, davanti all’ansia della mamma, che insisteva per una soluzione rapida, l’addetto Atac ha deciso di intervenire, perché i tecnici non arrivavano. “Continuava a parlarmi mentre apriva le porte di emergenza, per cercare di tirarci fuori. Mi diceva di mettere l’acqua sulle manine di Marco. Poi Marco ha visto le porte aprirsi ed è scappato” precipitando nel vuoto, lo racconta ai carabinieri la madre del piccolo. Adesso il nome di quell’uomo, 33 anni, e quelli di due vigilanti, che hanno assistito l’addetto Atac nella manovra, sono stati iscritti sul registro degli indagati per omicidio colposo. Oggi sarà comunque eseguita l’autopsia sul corpo di Marco. Ma gli accertamenti della procura di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani, riguardano anche la manutenzione degli ascensori e il rispetto delle norme sulla sicurezza da parte di Atac e della ditta responsabile. Non sporgerà denuncia Francesca che perdona gli uomini che volevano solo aiutare lei ed il suo bambino. “Non ce l’ho con loro, non ce l’ho con nessuno. Lo so, l’hanno fatto in buona fede. Volevano solo aiutarci, tiraci fuori da lì in fretta. Li perdono”. Marco le è davanti, nell’ascensore che è una prigione, la sfiora. È in piedi, vicino al passeggino. Si apre quella maledetta porta e non lo vede più. “Un attimo prima era lì e poi all’improvviso era scomparso. Nel nulla, nel buio. Non so dove. Mi è scivolato dalle mani”, e come sia stato possibile lei non potrà mai capirlo. Ricorda solo, in quell’ultimo istante, d’aver mosso appena il passeggino e quando ha girato gli occhi Marco era volato via.