crisiRoma. Pensate, abbiamo avuto la fortuna di nascere nell’epoca del Tomorrowland e dei Bastille, dei cuori blu su Whatsapp e delle discoteche in riva al mare.
Non sapete quanto siamo fortunati ad avere la possibilità di postare immagini porno su Tumblr e video in cui ci tagliamo su Ask.fm.
Ve lo giuro, non saprei proprio immaginarmela un’epoca migliore: abbiamo Berlusconi, ma che ci importa? Tanto poi ce ne andiamo ad Ibiza, a dar via la dignità come se non fosse nostra.
Ma sì, chi se ne frega di Calciopoli, abbiamo vinto i Mondiali e Martin Luther King mica tira in porta come Balotelli, eh!
Siamo stati fortunatissimi e non ce ne rendiamo conto, siamo cresciuti in un paese che si lamenta per la fuga dei cervelli ma che continua a sponsorizzare le tette. Insomma, perché mai dovremmo rimpiangere Woodstock se abbiamo la possibilità di andare in discoteca a impasticcarci il sabato sera?
Ma che ci importa della libertà? Noi abbiamo l’omertà e la sottomissione.
Mi raccomando, teniamoceli stretti questi anni di merda. Teniamoci la crisi e le apparenze, Angry Birds e Marco Mengoni.
Insomma, cosa dovremmo mai farci con Mandela se abbiamo la Rodriguez e la sua farfallina?
E non ditemi che sono troppo malinconico o retrò, ma non me ne faccio nulla di Giulia Carcasi e di Instagram quando vedo un’intera generazione in fila davanti l’Apple Store il giorno dell’uscita di un nuovo I-Phone.
Abbiamo le magliette stracolarate, ma la mente in bianco e nero.
Abbiamo le Vans, con le quali calpestiamo ripetutamente chi ha un’opinione diversa dalla nostra, chi è più sensibile e chi non è mai sceso a compromessi. E non ditemi che questi sono gli anni zero, no. Magari lo fossero, potremmo ripartire da quello zero, crearci una nuova identità, una cultura sana, libera.
Potremmo permetterci di restare qui, a girare in Vespa per le vie o ammirare la bellezza senza tempo di Firenze, potremmo provare a sentirci a casa in qualunque posto, pagarci l’università e comprare un cassetto solo per i sogni, senza dover trovare uno spazio striminzito tra le pagine in cui abbiamo scritto quando ci siamo sentiti criticare da una bionda tutta tette o un figlio di papà che non sa coniugare un congiuntivo, dall’alto della sua scrivania.

Ma che ci importa se non abbiamo la materia grigia, ragazzi, noi possiamo tingerci i capelli di blu! (Federico Sforza)