Roma. Svolta nell’inchiesta sulla morte di Marco Vannini, morto lo scorso 18 maggio nella casa della sua fidanzata da un colpo di pistola. Tutti e cinque i componenti della famiglia Ciontoli si dovranno difendere dall’accusa di omicidio volontario. Questa la decisione del pm di Civitavecchia, Marco-VanniniAlessandra D’Amore, di iscrivere nel registro degli indagati una intera famiglia, cioè tutte le persone che quella sera si trovavano in casa quando il 20enne di Cerveteru è stato raggiunto da un proiettile partito da una calibro nove a canna corta che ha centrato la spalla destra, attraversando il polmone e raggiungendo il suo cuore. Aveva subito confessato di aver sparato per errore Antonio Ciontoli, il papà della fidanzata di Marco, sottufficiale nella Marina militare con un ruolo nei servizi segreti. E per questo era stato l’unico ad essere indagato dalla Procura per omicidio volontario. Ma ora anche tutti gli altri sarebbero ritenuti responsabili della morte del ragazzo, e cioè i figli di Ciontoli, Federico e Martina, la moglie Maria e poi anche Viola, la fidanzata di Federico. Secondo quanto trapelato, l’autopsia effettuata sul corpo della vittima potrebbe aver fornito elementi utili ad ipotizzare che Marco Vannini poteva essere salvato tra le 23,15, il momento in cui sarebbe partito il colpo nella villetta e le ore successive. Per tale motivo il pm si sarebbe deciso a far scattare l’imputazione per Ciontoli e i suoi familiari. Perizie molto scrupolose quelle eseguite dal medico legale Luigi Cipollone e dal cardiologo Carlo Gaudio e arrivate ieri sul tavolo degli inquirenti dopo quasi quattro mesi di approfonditi esami ed incrociati con le analisi dello stub ed i rilievi del dna svolti nella caserma dei carabinieri sulle persone ora indagate.