Roma. “Sposteremo il centro di accoglienza, soprattutto per dimostrare che Roma è capace di accogliere e garantire una possibilità anche a chi fuggmarino_tor_sapienza_01e da situazioni difficili, soprattutto ai richiedenti asilo e ai rifugiati politici”.  Il Campidoglio cerca di ricucire lo ‘strappo’ con Tor Sapienza, quartiere della periferia di Roma teatro nelle scorse settimane delle proteste anti-immigrati. Sono lontani i giorni della contestazione e Ignazio Marino torna tra i residenti per ascoltare i loro problemi. E promette ancora una volta: “Stop al degrado. Il quartiere sarà un esempio per le periferie”. Intanto si lavora con il ministero dell’Interno per spostare il centro d’accoglienza, ‘mela della discordia’ degli scorsi mesi. Una vittoria per gli ‘inquilini del quartiere’, che più volte avevano fatto questa richiesta. Il sindaco di Roma ha incontrato questo pomeriggio gli abitanti e i comitati della zona. L’ultima sua visita a Tor Sapienza era stata pochi giorni prima di Natale, ospite a pranzo di una famiglia. Il chirurgo dem vuole lasciarsi alle spalle il passato turbolento. Un passato fatto di conflitti sfociati il 14 novembre in una contestazione: Marino era stato accolto con fischi e urla ‘Buffone’. Sullo sfondo, le proteste anti-immigrati al centro di accoglienza di viale Morandi, cassonetti bruciati, residenti ‘giustizieri della notte’ in rivolta e un quartiere ‘blindato’, ‘sorvegliato speciale’ dalle forze dell’ordine. Da allora l’amministrazione ha aperto un confronto ed ha siglato un patto con i residenti con dei punti-promessa da mantenere: dall’illuminazione pubblica (“I primi led sono stati messi qui a Tor Sapienza e alla Cupola di San Pietro”, aveva scherzato con alcuni abitanti il primo cittadino) alla potatura degli alberi, dalla lotta alla prostituzione, in cui “ci sono miglioramenti” dicono i residenti stessi, al problema dei campi rom abusivi. “Noi vogliamo fare di Tor Sapienza un esempio del nostro impegno nei prossimi anni in tutte le periferie della nostra città” promette Marino, che annuncia anche un piano d’azione in sinergia con Ater per valorizzare la zona centrale di viale Morandi – composta prevalente da locali al piano terra e seminterrati dove abitano 143 persone – e per la manutenzione dei palazzi. Intanto il centro d’accoglienza di via Morandi, al centro delle proteste anti-immigrati, sarà spostato. “Stiamo cercando un accordo con il ministero dell’Interno – spiega l’assessore al Sociale Francesca Danese – Quindi queste persone saranno spostate soprattutto ‘per loro’. Dimostriamogli che questa città è accogliente. La cooperativa ‘Il Sorriso’ sta preparando tutti gli atti per il trasferimento”. Inoltre, il Campidoglio si è impegnato per avviare un “serrato tavolo di ascolto e confronto con la cittadinanza”.
Obiettivo, arrivare ad un progetto pilota di rigenerazione urbana il più possibile condiviso gli abitanti del quartiere. “A Tor Sapienza – commenta l’assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo – c’è uno stradone largo 60 metri e lungo circa 1,5 km, via Giorgio De Chirico, che faceva parte di un progetto di tangenziale che non è mai stato realizzato. È rimasto solo questo pezzo di autostrada in città che noi vogliamo trasformare in un boulevard urbano”. L’idea è di creare una via con marciapiedi, dove passeggiare, con servizi, con pista ciclabile e verde pubblico “per ricucire la vivibilità di un quartiere il cui più grande problema è l’isolamento dei suoi cittadini”. E per reperire i fondi, si pensa a un project financing con i privati ma si è anche alla ricerca di fondi europei. Ma qualcuno già critica questa proposta: oggi alcuni militanti di Fdi hanno accolto il sindaco a Tor Sapienza con lo striscione ‘Ma quale boulevard, i roghi tossici ce devi levà. Marino-Palmieri calamità Capitale’.