Latina. Il Ministero della Salute è stato condannato a risarcire 360.000 euro ad una donna di Latina di 42 anni. Tra il 1982 e il 1983, quando aveva solo 9 anni, la donna venne ripetutamente sotrasfusione sanguettoposta a trasfusioni di sangue infetto presso l’Ospedale “Istituti Riuniti Rizzoli” di Bologna. Solo nel 2009, all’età di 36, la donna scopre di essere infetta del virus dell’epatite C è caduta in depressione visto che tutti i suoi progetti di vita e sposarsi sono venuti meno. La sua vita è cambiata totalmente con sbalzi di umore riversati in una grave patologia psichica bipolare. La giovane donna si è chiesta come era possibile che aveva contratto un virus notoriamente attribuito a tossicodipendenti, prostitute, omosessuali visto che aveva sempre condotto una vita esente da rischi di contagio ed era stata sempre monitorata dai medici visto che è affetta da altre patologie invalidanti, necessitanti di continue analisi e controlli sanitari. Non poteva ricordare che molti anni prima, a soli 9 anni, era stata trasfusa né poteva immaginare che proprio chi la doveva curare poteva non aver controllato il sangue che le era stato somministrato.  La donna oltre ad un vitalizio di circa 800 euro al mese sarà risarcita di 360mila euro riconosciuti dal Tribunale dopo un non facile processo in cui è stato nuovamente riconosciuto il nesso causale fra trasfusioni e contagio epatico e la conseguente patologia epatica.