Roma. “Dopo questa seconda grande operazione altre ne seguiranno”. Lo ha detto il procuratore capo di RomaGiuseppe Pignatone ascoltato presso la Commissione parlamentare Antimafia “Non c’è un’unica associazione mafiosa che controlla Roma, come a Palermo o Reggio Calabria”, ha detto il procuratore. Per Pignatone “ci sono alcune associazioni specifiche che sono a Roma, come per esempio a Ostia i Fasciani e altre, collegate a Cosa nostra, nella città” “Non ci sono morti per strada? Non ci siamo basati su questo per parlare di associazione mafiosa, ma su quanto prevede il 416 bis, il quale prevede controllo capillare del territorio, struttura gerarchizzata, ma anche atti di violenza – ha aggiunto Pignatone – A Roma non ci sono gli omicidi della ‘ndrangheta o di Cosa nostra, ma anche le mafie tradizionali si sono evolute e ci sono ora meno omicidi.” “Ma c’è il metodo mafioso, la violenza come metodo di intimidazione, per creare assoggettamento e omertà, come previsto dal 416 bis”, spiega il Pg. “Il capo è Carminati, Riccardo Brugia quello militare e Buzzi quello economico”, quindi una struttura parzialmente “gerarchizzata”, ma “che usa il metodo mafioso”. “Con la giunta Marino rimane una presenza pesante, ma non più verticistica della criminalità. Restano Buzzi e le cooperative al centro delle indagini”, spiega Pignatone. “Restano poi i tentativi di corruzione, ma la situazione non è la stessa della giunta precedente”, precisa. Il riesame – Il Tribunale del Riesame, al termine di un’udienza durata sei ore, si è riservato di depositare nei prossimi giorni la decisione sulle istanze di Massimo Carminati, Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Fabrizio Franco Testa ed Emilio Gambuto i quali chiedono la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare che li ha portati in carcere nell’ambito dell’inchiesta su ‘Mafia capitale’. Secondo quanto si è appreso, durante l’udienza Carminati ha seguito con la massima attenzione gli sviluppi della discussione e talvolta ha anche commentato sorridendo le parole rivolte nei suoi riguardi dai pubblici ministeri Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli, quando è stato definito il ‘re della mafia romana’. Nel corso dell’udienza i magistrati della Procura hanno depositato nuovi documenti. “Non si aspettino richieste di giudizio abbreviato o di altri riti alternativi. Questo è un processo che faremo in aula con il contraddittorio delle parti pretendendo che le prove si formino durante il giudizio in aula davanti ai giudici”, ha detto, lasciando il tribunale, l’avvocatoGiosuè Bruno Naso. “Questa vicenda romana – ha detto ancora il penalista – è lo spaccato di una realtà mortificante che purtroppo esiste soprattutto intorno alle amministrazioni locali. Se Carminati fosse il dominus di qualche cosa quel qualche cosa non è mafia”. Pecoraro: “Spero che non si sciolga il Comune” – “Entro la fine della settimana arriveranno i tre nomi della commissione di accesso, dalla prossima si inizierà a lavorare sulle carte”, ha detto il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro in audizione alla commissione parlamentare Antimafia. “L’auspicio è di non trovare tracce di infiltrazioni, altrimenti dovremo arrivare allo scioglimento per mafia del comune di Roma”. E poi: “A Roma ci spignatone_inf-kawB--1280x960@Produzioneono esponenti di tutte le mafie, che agiscono nel settore del commercio, edilizia, in connivenza tra di loro ed esponenti della criminalità locale”. Nuovi arresti . Ieri nuovi arresti sono stati effettuati dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’inchiesta che ha scoperchiato il ‘Mondo di mezzo’ legato a corruzione e malaffare all’ombra del Campidoglio. In manette sono finiti Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, entrambi indagati per associazione di tipo mafioso. Un altro soggetto, indagato a piede libero e destinatario di informazione di garanzia, è stato sottoposto a perquisizione locale e personale. Gli interventi sono stati eseguiti nelle province di Roma, Latina e Vibo Valentia. Le indagini hanno documentato come gli indagati, organici all’organizzazione denominata ‘Mafia Capitale’, abbiano assicurato il collegamento tra alcune cooperative gestite da Salvatore Buzzi, sotto il controllo di Massimo Carminati, e la cosca Mancuso di Limbadi (Vv), consorteria di matrice ‘ndranghetista egemone nel vibonese. In tale ambito – spiegano i carabinieri – sono emersi gli interessi comuni dei due sodalizi mafiosi e in particolare come, dal luglio 2014, Buzzi, con l’assenso di Carminati, avesse affidato la gestione dell’appalto per la pulizia del mercato Esquilino di Roma a Giovanni Campennì, imprenditore di riferimento della citata cosca, mediante la creazione di una Onlus denominata Cooperativa Santo Stefano. Al riguardo, spiegano ancora i carabinieri, l’attività di indagine ha documentato come già nel 2009 Rotolo e Ruggiero si fossero recati in Calabria, su richiesta di Buzzi, allo scopo di accreditarsi con la cosca Mancuso, tramite esponenti della cosca Piromalli, in relazione all’esigenza di ricollocare gli immigrati in esubero presso il Cpt di Crotone. Gli elementi raccolti dalle indagini hanno quindi documentato come Ruggiero e Rotolo abbiano fornito uno stabile contributo alle attività di Mafia Capitale, ”avvalendosi dei rapporti privilegiati instaurati con qualificati esponenti della ‘ndrangheta, in un rapporto sinallagmatico tra le due organizzazioni mafiose che, a fronte della protezione offerta in Calabria alle cooperative controllate da Mafia Capitale, ha consentito l’inserimento della cosca Mancuso, rappresentata dal Campennì, nella gestione dell’appalto pubblico in Roma”. Le intercettazioni – In un’intercettazione contenuta nell’ordinanza del gip che ha portato agli arresti Salvatore Buzzi bacchetta il suo sodale Guido Colantuono, reo di aver rimproverato il calabrese Rotolo per alcuni problemi con le attività della Cooperativa 29 giugno fino a dirgli ”tu sei un soldato… ubbidisci”. ”Rocco Rotolo è un uomo a cui bisogna portare rispetto, al quale bisogna parlare ”con i dovuti modi”, dice Buzzi che interviene duramente con Colantuono per ricordargli lo spessore criminale di Rotolo, legato al clan dei Piromalli. ”Quello è un ‘ndrangheta.. affiliato.. se tu gli dici sei un mio soldato… lui il generale l’ha… il generale non ce l’ha qui a Roma.. se offende.. non so se me capisci…”. Ma davanti alle giustificazioni dell’interlocutore (”è vero che lui è quello che è.. ma deve avere lo stesso rispetto che io porto a lui”), il presidente della ’29 giugno’ è ancora più netto, arrivando a citare come esempio Massimo Carminati. ”Gli parli con i dovuti modi hai visto pure Massimo che è Massimo… gli parli tranquillo..!”, dice Buzzi. Sequestrate due società – Nell’ambito dell’inchiesta, i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito questa mattina il sequestro di altre due società cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi. Marino vuole Sabella in Giunta- Intanto, il sindaco di Roma Ignazio Marino ha scelto il magistrato Alfonso Sabella come assessore alla Legalità e Trasparenza in Campidoglio. Per la formalizzazione dell’incarico l’ex pm di Palermo dovrà però prima ottenere il via libera del Csm. E Marino si è recato proprio oggi a Palazzo dei Marescialli: una visita di cortesia istituzionale, a quanto si apprende, in vista dell’ingresso del magistrato in giunta, dopo il ‘terremoto’ provocato dall’inchiesta. I commenti – Sull’inchiesta ‘Mafia capitale’ non entra nel merito delle indagini, ma sottolinea che ”è condotta da magistrati eccellenti”, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho che dice all’Adnkronos: ”E’ da trent’anni e più chela ‘ndrangheta continua a espandersi. Evidentemente perché non ha trovato barriere idonee a impedirne il proliferare. La politica deve costituire una barriera senza prestarsi ad un aumentare i canali di arricchimento della criminalità”.