Roma. Dopo aver appurato l’identità del piede rinvenuto nell’Aniene, ora gli inquirenti sono alla ricerca dei resti di Gabriele Di Ponto che potrebbero essere in un sacco o in contenitore impigliato da qualche parte lungo l’Aniene. Gli investigatori, ritengono che il piede possa essere fuoriuscito per caso dall’involucro che custodisce le altre parti del cadavere. L’ipotesi investigativa, infatti, è che il pregiudicato di San Basilio sia stato ucciso e poi fatto a pezzi, anche se non si esclude che il 36enne possa essere stato mutilato e sommozzatore-sub-vigili-del-fuocotorturato prima di essere ucciso. Di Ponto, con precedenti per droga e per rapina e domiciliato a La Rustica non dava più notizie dal 24 luglio scorso. Il suo piede è stato rinvenuto l’11 agosto e le ricerche del cadavere si sono estese fino all’area in cui l’Aniene confluisce nel Tevere. Il letto del fiume è stato scandagliato in più punti ma per ora senza risultati. Nei giorni precedenti c’era stata qualche pioggia che aveva fatto aumentare la portata  del fiume per cui la corrente potrebbe aver portato il cadavere a parecchia distanza dal punto in cui è affiorato l’arto. L’ipotesi di un involucro usato per nascondere il cadavere, più o meno smembrato, nasce dall’idea che difficilmente l’assassino o gli assassini si sarebbero presi il rischio di buttare in acqua i pezzi del corpo a casaccio e uno a uno.