Roma. Topolini di campagna, magari! Oggi i roditori preferiscono di gran lunga le città e, in particolar modo, la Capitale. È da Roma che, da mesi ormai, è arrivato l’allarme invasione. Circa un milione dislocati in ogni angolo della città, i ratti romani sono tutt’altro che topini profumati che lavano le mani prima di toccare il cibo, cuciono vestiti e s’improvvisano cuochi, come nel mondo Disney. A Roma la realtà è ben diversa: giorno e notte, senza timore, i topi invadono scuole, scantinati, sottotetti, strade e monumenti. Ad attrarli, non solo i rifiuti e i luoghi chiusi da troppo tempo e poco frequentati, ma anche il verde pubblico, le fontane e addirittura le abitazioni. Tre sono le razze presenti. C’è il topo domestico, mus musculus, piccolo e grigio con una lunga coda rosa, diffuso soprattutto ad ovest di Roma, a Boccea, Aurelio, Piazza Irnerio, Casaletto e Trullo. È possibile anche vederlo, in pieno giorno, uscire dai tombini di Porta di Roma, all’Eur, in Viale Marconi e a Trastevere. A far scappare centinaia di casalinghe romane, invece, Fiume Tevereè il ratto nero, rattus rattus, chiamato anche topo dei tetti vista la sua abilità di arrampicarsi sui cornicioni. Questo tipo di topo, scuro e dalla coda lunghissima, oltre ad essere tra le specie più pericolose al mondo, preferisce vivere nelle zone centrali di Roma: si può trovare a Largo Argentina, Campo dei Fiori, Piazza Vittorio, Borgo Pio, via Barletta, Piazza Mazzini e Circonvallazione Trionfale. Pochi giorni fa attrazione turistica di una delle vie più note del centro, via del Corso, è stato un grosso topo intento a mangiare, indisturbato e per niente impaurito, una gomma da masticare appiccicata a terra, circondato da una serie di turisti, e non, che hanno iniziato ad immortalarlo con le loro macchine fotografiche neanche fosse una celebrità. A chiudere la collezione della Capitale c’è il topo grigio: il ratto delle chiaviche o rattus norvegicus, presente soprattutto lungo il Tevere, da via della Magliana a Tor di Quinto, passando per la stazione di Trastevere e il Lungotevere Flaminio. Questa emergenza ha dato il via a Roma a un giro di affari valutato oltre 50 milioni di euro all’anno tra i privati. Dall’Ama non arrivano notizie rassicuranti, infatti fanno sapere che non esistono i mezzi e le risorse sufficienti per far fronte a un tale proliferare di topi. Il pericolo principale legato alla presenza di ratti in ambienti frequentati dall’uomo, come le sponde del fiume Tevere a Roma, avverte Gaetano Maria Fara, professore emerito di Igiene all’università La Sapienza di Roma, è quello legato alla trasmissione della leptospirosi, malattia di cui oggi non si dovrebbe morire più, ma che a volte viene scambiata per epatite e non trattata adeguatamente, con il rischio di prognosi infausta. Ultimo allarme è stato lanciato pochi giorni fa dai parenti dei pazienti dell’Ospedale San Camillo di Roma, che hanno avvistato ratti uscire allo scoperto al calar del sole nella struttura. La situazione della sanità laziale non è certo un mistero per nessuno, ma adesso oltre alla mancanza di posti letto, agli accorpamenti previsti per i piani ferie, alla mancanza di personale e all’incuria, ci mancavano solo i topi. L’invasione di questi animali nelle zone metropolitane quindi è difficile da combattere, e il rischio è di finire come New York, dove il sindaco sta facendo sforzi enormi per ridurre il numero di topi in rapporto a quello degli uomini, attualmente quasi il doppio! Giulia Di Giovanni