Roma. Apre così la nota dell’Associazione 21 Luglio in occasione dell’Equality Summit Europeo tenutosi presso l’Università degli studi di Roma Tre (dove si è svolto l’incontro sui punti di contatto nazionali per l’attuazione delle strategie d’inclusione dei rom): «I rom sono qui e rimarranno qui». Si è tenuto nella facoltà di architSgomberato il campo nomadi abusivo di via Salviati a Romaettura un incontro istituzionale per parlare di inclusione ma senza il coinvolgimento dei diretti interessati, i rom stessi. Attivisti da Bulgaria, Romania, Italia e altri paesi vorrebbero esprimere infatti il loro disappunto verso quelle scelte politiche e sociali a loro parere sbagliate, che ancora oggi emarginano dalla società civile le generazioni di rom. Ma molti si chiedono come si possa parlare di inclusione quando la cronaca quotidiana di alcuni rom in azione spaventa tutti i cittadini. Sono molti infatti coloro che, sicuramente per necessità o indigenza, rubano, scippano e minacciano. A Roma infatti non ci si limita a sfilare il portafoglio al turista distratto che cammina alla stazione o a chiedere elemosina, ma spesso ci si trova di fronte a vere e proprie minacce. Le forze dell’ordine d’altro canto annunciano che hanno le mani legate. Questi sono gli effetti del fatto che le leggi italiane possono essere usate troppo facilmente dai malintenzionati a loro uso e consumo. Leggi di uno Stato che negli ultimi anni era troppo impegnato a pensare ai problemi del Presidente del Consiglio e alla realizzazione di leggi ad personam e non ha curato i problemi che si sono creati per il fatto che molti immigrati, non esclusivamente rom, sanno utilizzare le leggi a loro piacimento. La situazione quindi è critica: l’Italia da un lato, in qualità di paese multiculturale, dovrebbe accogliere e dare spazio a opinioni, usi, costumi e cultura degli immigrati ma dall’altro si chiede come possa favorire un popolo che nei confronti del paese ospitante si rivela spesso tanto ostile. Giulia Di Giovanni