Roma. Lui nel ‘mondo di mezzo’ sembra essebelen-de-carlorci nato. Intesse rapporti, crea legami e amicizie. E ama la bella vita, la mondanità e lo spettacolo, si fa fotografare accanto a star e starlette, gira per Roma in Ferrari e frequenta famosi locali del centro. Tutti chiamano Giovanni De Carlo, personaggio che emerge, con prepotenza, dalla lettura delle carte, 39 anni, conosciuto in tutta Roma Nord col soprannome di “Giovannone”, che si è costituito ieri a Fiumicino (non è indagato per mafia, ma solo per trasferimento fraudolento di beni). È l’uomo di cui Ernesto Diotallevi, altro ex arnese dell’universo della Banda della Magliana, parlava così, nel dicembre del 2012: “Teoricamente il boss a Roma sono io, materialmente è lui”. Il suo cellulare è pieno zeppo di nomi celebri finiti agli atti dell’inchiesta Mafia Capitale.  Ci sono richieste di aiuto, raccomandazioni e favori. Ci sono telefonate con il presentatore televisivo Teo Mammuccari, con il calciatore giallorosso Daniele De Rossi, contatti con Gigi D’Alessio e con l’ex calciatore della Lazio Giuseppe Sculli. Le intercettazioni dei carabinieri del Ros hanno appurato anche “numerosi contatti” di De Carlo con la compagna dei calciatori Matteo Destro della Roma e della ex di Blerim Dzemaili all’epoca in forza al Napoli e con la coppia Stefano De Martino e Belen Rodriguez. Spericolato e spaccone fino al punto che il suo avvocato è costretto a dirgli, registreranno i carabinieri durante le indagini, “Tu, la Ferrari, non la devi tocca’ … e te devi anche trova’ un lavoro. Sennò ce stanno conseguenze giuridiche.. pensano che tu sarai .. non lo so .. il referente de Totò Riina”.
E in virtù della sua propensione all’appartenere a quel jet set che lo abbagliava il suo telefono squilla giorno e notte. Ed era la notte del 30 settembre 2013 quando Daniele De Rossi dopo una lite in un locale, chiama Giovanni De Carlo. “Avevo pensato che quello aveva chiamato qualche coattone… ho detto famme sentì Giovanni”, gli dice De Rossi. Il calciatore spiega di averlo contattato perche’ ‘assieme al compagno di squadra Mehdi Benatia, aveva avuto poco prima una discussione in un locale e temendo conseguenze aveva pensato a De Carlo’.  L’informativa sottolinea che De Carlo, ‘dando prova di grande confidenza, gli confermava di poter contare sempre sul suo aiuto: ‘Chiamame sempre… bravo! Hai fatto bene Danie’, amico mio’. Una confidenza mostrata anche con Mammuccari che, registra sempre il Ros e allega nell’informativa, gli chiede ‘sostanze dopanti per la palestra. “Sono chiacchierone, ma non spiattello i cavoli tuoi in giro…non dico che vuoi diventare Hulk”, lo rassicura De Carlo, uomo invisibile alla giustizia fino a ieri. Ma non invisibile a quel monimages (2)do patinato di famosi. E mentre, secondo gli atti dell’inchiesta, De Carlo, il boss Carminati e l’intera organizzazione, si spartivano Roma, “l’uomo invisibile” andava a casa del cantante Gigi D’Alessio il giorno dopo che l’artista aveva subito un furto di una collezione di Rolex dal valore di quattro milioni. Ma oggi come un vero duro, dopo tante parole, è rimasto in silenzio davanti al gip nell’interrogatorio di garanzia. Non ha detto nulla davanti a chi lo accusava di “aver fatto del crimine una scelta di vita”.