Roma. Una donna di 41 anni è accusata di maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti di un anziano di settantasette anni. L’uomo, vedovo, aveva fornito ospitalità alla donna dopo che questa era stata cacciata da casa della madre. La donna, invece, aveva escogitato un piano per appropriarsi della pensione e dell’abitazione assegnata all’anziano dall’Ater. La donna aveva anche tentato di far dichiarare l’anziano incapace di intendere e di volere, ma, non riuscendo nel proprio intento, aveva iniziato a segregare l’anziano in casa, lasciandpolizia_volanteolo da solo per l’intera giornata, abbandonato nel suo letto, dal quale non poteva nemmeno scendere perché munito di alte sponde metalliche di contenimento, fiaccandolo così sempre più nel corpo e nello spirito. L’uomo è rimasto chiuso e al buio, con le tapparelle abbassate, in una stanza in pessime condizioni igieniche, con solo mezzo litro d’acqua e una banana o una merendina che dovevano bastargli per l’intera giornata. Ad aggravare la situazione, la presenza di due grossi cani che espletavano qualunque loro bisogno all’interno della stanza dove l’uomo era costretto a restare. Quando la donna rientrava in casa, spesso con un amante, portava al vecchietto un piatto di pasta o una fetta di pane con il prosciutto o un pezzetto di pizza. La scarsità e ripetitività di questi pasti hanno causato gravi conseguenze all’uomo costretto anche ad indossare il pannolone per espletare i propri bisogni. La donna provvedeva a cambiargli il pannolone soltanto due volte al giorno, offendendolo, denigrandolo e umiliandolo. L’anziano doveva sopportare anche le aggressioni fisiche della donna, che lo percuoteva con un bastone, gli dava pugni e unghiate, gli sbatteva la testa contro le piastrelle quando, una volta ogni due giorni, lo infilava nella doccia. Per due volte, la donna era stata costretta a portare il vecchietto in ospedale, proprio a causa delle ferite che lei stessa gli aveva inferto ma che, naturalmente, aveva attribuito a cadute accidentali. La donna, che lavorava per una ditta di pulizie operante all’interno del Policlinico Umberto I, decideva di condurre l’anziano in ospedale per liberarsi di lui una volta per tutte, sostenendo la gravità dei suoi disturbi psichiatrici che, a dire della stessa, lo avrebbero ridotto in quelle condizioni. I sanitari del Policlinico, invece, appena hanno compreso che l’anziano era perfettamente in grado di intendere e di volere e che non presentava alcun disturbo psichiatrico, ma soltanto evidenti segni di lesioni subite, quali cicatrici provocate dai graffi inferti, unghiate ed ecchimosi da percosse, nonché un gravissimo stato di denutrizione e disidratazione che, uniti all’immobilità forzosa, gli avevano causato un tale deperimento da impedirgli di deambulare, immediatamente contattavano il personale della Quarta Sezione della Squadra Mobile. E’ così che lo scorso 10 luglio gli agenti hanno effettuato una perquisizione a casa dell’anziano dove i numerosi elementi di prova raccolti, confermavano il triste racconto dei quattro anni d’inferno vissuti dall’uomo con la donna a cui aveva offerto ospitalità.