Roma. Ignazio Marino non è più sindaco della capitale. Sono stati ventisei i consiglieri comunali, uno più del quorum, che si sono dimessi in Campidoglio determinando lo scioglimento dell’assemblea capitolina, della giunta e la decadenza del sindaco. Ora che Roma non ha più il suo primo cittadino sará Francesco Paolo Tronca il commissario straordinario che guiderà la capirale fino a nuove elezioni. Oltre ai 19 del Pd si sono dimessi altri 7 consiglieri, di cui due della maggioranza (Centro democratico e Lista Civica Marino) e 5 dell’opposizione. Tra questi ultimi anche due della Lista Marchini, Alfio Marchini compreso, due della lista di Fitto Conservatori riformisti, uno del Pdl. M5S e Sel non hanno firmato le dimissioni.Marino

“Si è preferito andare dal notaio, segno di una politica che discute e decide fuori dal contesto democratico. Una totale assenza di rispetto per gli elettori. Ho chiesto di poter intervenire in assemblea capitolina, ma mi è stato negato e chiedo ancora: perché? Prendo atto della scelta dei consiglieri che hanno preferito sottomersi e dimettersi pur di evitare quel confronto. A loro avrei detto grazie per il contributo dato al cambiamento di Roma: abbiamo risanato il bilancio della capitale, ora i conti sono in ordine” ha esordito così Ignazio Marino, durante la sua ultima conferenza stampa da sindaco di Roma. “Abbiamo chiuso parentopoli, abbiamo rimosso i camion bar, i tavolini abusivi. Abbiamo chiuso Malagrotta in 90 giorni. Abbiamo aperto la metro C. Roma è di nuovo fra le grandi capitali del mondo”. “È una crisi politica che non capisco. Non ho capito quali siano gli errori che mi rimproverano. Ce ne saranno di certo, ma in chirurgia si dice che l’unico chirurgo che non sbaglia è quello che non entra mai in sala operatoria. Avrei parlato e risposto a tutti, anche al Partito Democratico, che oggi mi ha deluso per i comportamenti dei suoi dirigenti, che hanno rinunciato ad agire nei limiti della democrazia rinnegando il suo nome e il suo dna”. “All’assemblea capitolina avrei chiesto di continuare ad agire nelle istituzioni e non di servirsi delle istituzioni per i propri vantaggi», ha detto ancora Marino, «Ho sempre lavorato tanto, ma mai con l’intensità con cui ho affrontato questo ruolo. Ho affrontato la resistenza dei poteri che a Roma sono stati sempre abituati a fare quello che volevano. Ringrazio chi, votando, ha permesso questo percorso di cambiamento. Ringrazio gli assessori, i presidenti di municipio, i consiglieri che hanno creduto in questo cambiamento. Auguro buon lavoro al commissario, che di lavoro ne avrà tanto”. Marino, visibilmente emozionato, ha quindi concluso: “In gioco non c’è il futuro di Ignazio Marino. In gioco c’è il futuro di Roma. Si può uccidere una squadra, ma non si possono uccidere le idee”. E rispondendo ai cronisti, Marino ha sottolineato: “Sono stato accoltellato da dei parenti. Ci sono 26 nomi e un unico mandante. Con Renzi non ho avuto un rapporto turbolento, da un anno a questa parte non ho avuto alcun rapporto”.

“Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città, con la sua gente”, Cosí ha commentato Matteo Renzi a Bruno Vespa nel corso di un’intervista per il libro “Donne d’Italia” in uscita il 5 novembre. “Al Pd interessa Roma, non le ambizioni di un singolo, anche se sindaco”, ha aggiunto. “Al Pd interessa Roma. E per questo faremo di tutto per fare del Giubileo con Roma ciò che è stato l’Expo per Milano. Questa pagina si è chiusa, ora basta polemiche, tutti al lavoro”.

Intanto in mattinata la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per l’inchiesta sugli scontrini. I pm, scrive Repubblica, contestano i reati di peculato e concorso in falso in atto pubblico. Marino, stando a quanto si legge, avrebbe ricevuto un avviso di garanzia il 28 ottobre scorso. Quella resa nota da Repubblica non è però l’unica novità sul fronte giudiziario per il sindaco di Roma. Stando a quanto scrive il Corriere della Sera, Marino sarebbe finito nel registro degli indagati, questa volta per l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, anche nel procedimento avviato nei mesi scorsi dai pm coordinati dal Procuratore, Giuseppe Pignatone, sulla “Image onlus”, fondata nel 2005 dall’esponente del Pd per fornire aiuti sanitari in Honduras e nel Congo. In questo caso l’iscrizione, stando all’articolo del quotidiano milanese, sarebbe avvenuta nei mesi scorsi. Ieri la Procura aveva smentito la notizia, diffusa poco prima dal legale di Marino, di una richiesta di archiviazione del procedimento. La replica: “La comunicazione delle indagini è un atto dovuto per svolgere le indagini. Io sono convinto di aver spiegato bene le mie ragioni e la mia trasparenza”, risponde il sindaco Ignazio Marino alla notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati nell’inchiesta sulle spese effettuate con la carta di credito intestata al Comune.

“Ho dato la mia lealtà ad un bugiardo. Vergogna‬”: così il senatore del Pd ed ex assessore ai Trasporti di Roma Stefano Esposito commenta su Twitter la notizia di Ignazio Marino indagato.

“Roma ha bisogno di un’amministrazione, della guida che merita, perché è una città che merita moltissimo, specialmente in vista del Giubileo che è alle porte. Ci auguriamo che Roma possa procedere a testa alta e con grande efficienza”, ha detto il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei.