Sora. La prof si sarebbe difesa da un tentativo di stupro e lui l’ha uccisa con un colpo mortale in testa tornando poi il giorno dopo sul posto per avere un rapporto sessuale con la donna deceduta. E’ stata uccisa Gilberta Palleschi, l’insegnante scomparsa più di un mese fa a Sora, nel frusinate. Il corpo della donna è stato trovato in una cava alla fine di una strada isolata a Campoli Appennino. Per l’omicidio è statotrovato_il_cadavere_di_gilberta_palleschi_il_killer_ha_tentato_di_violentarla_dopo_la_morte-0-0-427082fermato un uomo che ha confessato il delitto, conducendo gli inquirenti sul luogo del rinvenimento del cadavere. L’insegnante, scomparsa l’1 novembre a Sora, sarebbe stata uccisa dopo essersi opposta al tentativo di violenza sessuale da parte del suo aggressore, che, probabilmente colto da raptus, l’ha colpita violentemente provocandone la morte. Il presunto assassino, reo confesso, è un uomo di 43 anni, Antonio Palleschi, che porta lo stesso cognome della vittima ma con la quale non ha alcun legame di parentela. E’ stato fermato dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Frosinone, con i militari della locale Compagnia, al termine delle indagini avviate in seguito alla scomparsa della donna. Secondo quanto da lui stesso ammesso, il 43enne ha tentato un approccio nei confronti della donna per fini sessuali ma quando lei ha reagito lui l’ha aggredita facendola cadere a terra per poi colpirla violentemente alla testa. A quel punto l’uomo ha caricato il corpo nel portabagagli della propria auto, per poi nascondere il cadavere in una località impervia nel comune di Campoli Appennino. I vestiti, invece, e parte della tappezzeria della sua auto li ha nascosti in altre due diverse località, lontane tra di loro, con l’intento di nascondere le prove a suo carico. E’ stato lo stesso 43enne a portare gli investigatori sul luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere: una zona boschiva e impervia, all’interno di un canalone lungo una strada sterrata, sul letto di un fiume al momento secco, a una profondità di oltre 100 metri. Gli indumenti e le parti di tappezzerie sono, invece, stati rinvenuti, in località Fossa Majura e presso l’ex discarica comunale di Campoli Appennino, sempre zone impervie e boschive difficilmente raggiungibili e particolarmente isolate. L’uomo era stato fermato ieri mattina e accompagnato presso il Comando Compagnia di Sora per approfondire la sua posizione in relazione ad alcuni aspetti investigativi emersi a suo carico. In particolare, a far cadere i sospetti sul 43enne, oltre ai precedenti per violenza sessuale emersi a suo carico, la presenza di un’auto simile alla sua, una Nissan Micra di colore scuro, sul luogo e nell’arco temporale della scomparsa dell’insegnante. Dagli accertamenti era emerso inoltre che il suo cellulare aveva agganciato una cella telefonica situata poco distante dalla località interessata. Infine a inchiodare il 43enne anche la testimonianza di una persone che ha collocato sempre sul posto una auto di piccola cilindrata di colore scuro mentre un uomo era intento a chiudere forzatamente il portabagagli. Presso il Comando di Sora, nel corso degli ulteriori approfondimenti investigativi, sono emersi forti indizi sulla sua colpevolezza anche in seguito a una ricostruzione fatta dall’uomo poco credibile. Incertezze che alla fine hanno portato il 43enne, davanti alla richiesta di ulteriori notizie e precisazioni per giustificare la sua presenza in quel giorno e in quella fascia oraria nella località San Martino, ad ammettere le sue responsabilità. Al termine degli accertamenti, il 43enne è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto con provvedimento a firma del procuratore capo Mario Mercone e di Maria Beatrice Siravo, sostituto procuratore titolare delle indagini. Per il recupero del corpo della donna è stato necessario l’intervento da parte di squadre specializzate del Corpo dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Frosinone. La salma è stata trasportata presso l’obitorio dell’Ospedale di Cassino a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. “La notizia del ritrovamento del corpo senza vita di Gilberta Palleschi ha lasciato nello sconforto totale la nostra comunità. Finora ci univa un filo di speranza che, purtroppo, oggi, si è spezzato definitivamente – dichiara il sindaco di Sora Ernesto Tersigni. “Il caso di Gilberta è l’ennesima testimonianza di un atto di estrema violenza perpetrata nei confronti di una donna – sottolinea il primo cittadino – Quello del Lazio è un vero e proprio ‘bollettino di guerra’ dove i casi di femminicidio crescono a dismisura lasciandoci nello sconforto. Nemmeno un rafforzamento delle pene è riuscito ad arrestare questo fenomeno che oggi ha colpito nuovamente e tragicamente nella nostra città”. “Difficile è spiegare la logica e la ragione di un gesto simile nei confronti di una persona, Gilberta, che aveva come principio di vita la difesa dell’essere umano. Ancor più triste – conclude il sindaco – aver ricevuto questa notizia con l’approssimarsi delle festività natalizie” . “E’ un dolore immenso per la famiglia e per chi la conosceva”, dice all’Adnkronos l’avvocato Massimo Contucci.