Roma. Sottraeva somme dall’Ordine dei ministri degli infermi religiosi Camilliani e poi li investivano in appartamenti di pregio e locali a Roma, Montalcino e Buonconvento (Siena) che venivano puntualmente intestati a “teste di legno”. Questo l’esito delle indagini coordinate da Dda,Procura e Gico di Roma, che hanno portato all’esecuzione di 2 ordinanze di custodia nei confronti del faccendiere Paolo Oliverio, arrestato per la maxitruffa ai Padri Camilliani ed il sequestro di persona organizzato per pilotare la nomina di padre Renato Salvatore al vertice dell’ordine Guardia-di-Finanzareligioso, e al sequestro di beni per oltre un milione e mezzo di euro. L’uomo ha ammesso di essersi appropriato di tre milioni di euro dell’ospedale di Santa Maria della Pietà di Casoria e di aver riusato poi i soldi per acquistare appartamenti di lusso. Gli inquirenti, inoltre, hanno accertato che c’erano anche delle società, riconducibili a Oliverio, dove venivano fatti confluire i soldi dei rimborsi che il Servizio sanitario nazionale versava nelle casse dell’ospedale campano. Da lì poi la direzione distrettuale antimafia, dalla Procura e dal Gico di Roma, che avevano già portato all’esecuzione, nei confronti di Oliverio, di due ordinanze di custodia, sono riusciti a ricostruire la mappa dei soldi e dei beni successivamente sequestrati al faccendiere.